Perché diciamo sì quando vorremmo dire no

Spesso capita di sentire parlare di assertività, caratteristica semplice quanto complicata. Complicata perché è un modo di essere a cui non sempre siamo indirizzati, ma non per questo vuol dire che non possiamo allenarci a diventare assertivi. Che cosa vuol dire, quindi, essere assertivi?
L’etimologia della parola è da ricercare nel latino asserere, che letteralmente significa asserire. Il significato che oggi diamo all’assertività ha diverse sfumature, che possiamo descrivere così: è una caratteristica del comportamento che ci permette di affermare le nostre opinioni con fermezza ma senza sopraffare gli altri, di farci dire di no senza sentirci in colpa, di sentirci liberi di mostrare le nostre emozioni con equilibrio.
È facile intuire, quindi, che essere assertivi è parte di un atteggiamento globale del nostro modo di sentirci e di essere, che comprende altre qualità e caratteristiche. Sicuramente autostima e consapevolezza di sé, empatia ed equilibrio tra due polarità, quella passiva e quella aggressiva.
Dei sinonimi di assertività possono essere consapevolezza, positività, autoaffermazione, mentre un significato contrario lo troviamo in aggressività, passività, sottomissione o prevaricazione.

Autoaffermazione non vuol dire aggressività

I comportamenti umani si sviluppano in una costante ricerca di un equilibrio tra polarità, cioè tra due caratteristiche opposte. Concretamente, in questo caso abbiamo a che fare con aggressività e passività. Sono due facce della medaglia contrapposte, che trovano un equilibrio in un comportamento assertivo.
La personalità aggressiva ha come tratti predominanti l’egocentrismo, la sopraffazione degli altri, il bisogno di controllare persone e situazioni, rivendicando la sua superiorità.
All’esatto opposto, la personalità passiva la riconosciamo perché è sottomessa, si preoccupa troppo del giudizio altrui, non riesce a prendere decisioni senza avere appoggio esterno e fatica a comunicare chiaramente con gli altri.
La personalità assertiva è in equilibrio tra queste caratteristiche, è in grado di autoaffermarsi senza sopraffare le persone attorno a sé. È in grado di affermare i propri diritti e rivendicare i propri bisogni, senza per questo offendere o svalutare gli altri. Ha una buona capacità empatica, cioè di mettersi in contatto con la sfera emozionale altrui, senza però subirla, per questo è in grado di dire di no quando è opportuno, senza sentirsi in colpa nei confronti delle richieste esterne.

Consapevolezza e reazioni positive: mai dire sì se vogliamo dire no

Nel concreto, cosa possiamo fare per non farci mettere i piedi in testa ma non reagire in maniera aggressiva? Per esempio, se il capo ci presenta sempre dei lavori all’ultimo minuto o che ci possono impegnare nel fine settimana in maniera imprevista, possiamo dire di no? Certo che possiamo farlo, con i dovuti modi, spiegando le nostre motivazioni e cercando di essere propositivi nel trovare un’organizzazione lavorativa migliore. Non è necessario che siamo aggressivi nel farlo, anche perché potrebbe sortire l’effetto contrario a quello che vogliamo. Se è una situazione che si ripete spesso, potrebbe generare in noi frustrazione o rabbia, spingendoci a diventare aggressivi. A quel punto possiamo contare fino a 10 (o anche fino a 100, se proprio ci serve!), razionalizzare e valutare quanto sia un nostro diritto chiedere di non essere bloccati in ufficio più di quanto stabilito da contratto. L’imprevisto ci può stare, ma non deve diventare la regola, per questo ragionare con il capo in maniera propositiva può essere ben più fruttuoso che reagire rabbiosamente. Farà meglio al nostro lavoro e ci renderà fieri di noi, di come siamo stati bravi a gestire una situazione critica.  Oppure, se ci troviamo in situazioni in cui qualcuno con maleducazione o aggressività sta tentando di danneggiarci in qualche modo, dobbiamo farglielo notare? Per esempio qualcuno che tenta di superarci in fila alle Poste, che si siede al nostro posto a teatro, o altre piccole situazioni quotidiane che tutti possiamo trovarci a vivere. Anche qui la risposta è certamente sì, è giusto farglielo notare con educazione e fermezza, senza alimentare polemiche. Rispondere all’aggressività aggiungendone altra non è utile e funzionale al raggiungimento del nostro scopo che è quello di affermarci positivamente come persone che hanno il diritto di non essere sopraffatte.
Se abbiamo dei validi motivi, cosa che accade spesso, non c’è nulla di cui sentirsi in colpa. Il counselling ci insegna che ognuno di noi tende al meglio per se stesso. Anche dire di no in una situazione che non ci è congeniale rientra nel cercare il meglio per noi stessi e non dobbiamo averne paura.

Il counselling, una guida verso la comunicazione assertiva

A tutti noi capita di avere dei momenti in cui ci serve tempo per riposarci fisicamente e mentalmente. Per esempio, abbiamo deciso di trascorrere una giornata al mare per godere del sole e di una bella nuotata, perché è stata una settimana impegnativa e solo l’idea di poter dedicare un po’ di tempo a noi stessi ci rimette in pace. Un amico ci chiede aiuto per il trasloco, perché gli avevamo promesso di dargli una mano. Che fare? Il riposo è necessario ma abbiamo paura di deludere il nostro amico che ci ha chiesto sostegno per oggi, che è l’unica giornata in cui possiamo rilassarci. Dire di sì al nostro amico, facendo una cosa controvoglia, o proporre un’alternativa? L’atteggiamento non assertivo è il primo, cioè privarci di qualcosa che ci fa star bene per andare incontro solo a esigenze altrui. Se invece siamo in grado di proporre al nostro amico di aiutarlo l’indomani, trovando tempo per noi stessi e anche per lui, saremo assertivi: diciamo chiaramente al nostro amico qual è la nostra esigenza, senza per questo sminuire la sua o negargli il nostro aiuto. Semplicemente comunichiamo in modo chiaro che il riposo di oggi potrà renderci più predisposti e produttivi l’indomani per aiutarlo. Il nostro amico sarà certamente in grado di capirci.
Se porci in questo modo ci viene difficile, un counselor è in grado di aiutarci, di farci comprendere come comunicare in maniera assertiva senza lasciare zone d’ombra che possono lasciare spazio a fraintendimenti.
Partiamo da un presupposto: se non comunichiamo in modo chiaro, sarà difficile che chi ci ascolta possa capirci. Oltre il modo, che è importantissimo, anche usare le parole giuste – davvero giuste – è utile a far capire che ciò che stiamo dicendo di noi in quel momento.
Il counselor conosce il modo giusto per attivare in noi le caratteristiche assertive, sia come singoli che come coppia. Grazie al counselling ci ritroveremo a guardarci dentro e capire quanto sia prezioso ammettere quello che non va prima di tutto a noi stessi e poi agli altri.

Ultima modifica il Lunedì, 03 Dicembre 2018 18:00

Articoli recenti


Per informazioni, contattarespazioSegreteria Mediare
Piazza G. Mazzini, 27 - 00195 Roma
Telefono: 06 3721136 (9:30 - 13:00)
E-mail: info@mediare.it mediare.mediare@gmail.com