Quanto è efficace la tua comunicazione?

L’epoca in cui viviamo può essere definita l’era della comunicazione. I mezzi di comunicazione di massa sono nati in tempi recenti e si sono evoluti in tempi rapidissimi, moltiplicandosi e facendo cambiare pelle tante volte al nostro modo di comunicare con gli altri. Ma, a proposito, cosa vuol dire comunicazione? 
Dal latino communicatio, letteralmente “mettere insieme”, oggi per noi ha il significato di rendere partecipe qualcuno, indirizzare dei messaggi agli altri, far sapere qualcosa. È quindi un'azione che prevede un emittente (chi parla) e un destinatario (chi riceve il messaggio). Tra chi parla e chi riceve il messaggio, si sviluppano innumerevoli dinamiche, perché comunicare è mettersi in relazione. Molto più di un flusso di messaggi tra due o più persone, quindi: un vero e proprio innesco di reazioni, emozioni, sentimenti che viaggiano con le nostre parole, i nostri gesti, la nostra voce. 
Counselling e mediazione familiare lavorano sulla comunicazione con i clienti e dei clienti nella loro vita quotidiana, proprio per questo motivo. Il modo che noi abbiamo di costruire la relazione con gli altri dipende dal modo in cui comunichiamo con loro: più siamo consapevoli della nostra comunicazione, più lo saremo di noi stessi e delle nostre relazioni. 
Scopriamo insieme come comunichiamo, parlando di quali sono i tipi di comunicazione.


I tipi di comunicazione

Quando parliamo con qualcuno lo facciamo con le parole, ma assieme a ciò che pronunciamo c’è anche il non detto. È ciò che non esprimiamo a parole, appunto, ma che riguarda i nostri gesti, il modo in cui ci poniamo nello spazio, il tono della nostra voce. Stiamo quindi parlando del come comunichiamo con gli altri, dei modi che accompagnano le nostre parole e non solo di cosa diciamo. 
Le parole che usiamo sono importantissime e per questo avere padronanza del linguaggio verbale ci permette di sceglierle con cura, per rendere la nostra comunicazione il più possibile aderente a ciò che vogliamo dire. Ma spesso, molto spesso, non siamo altrettanto attenti al come stiamo pronunciando quelle parole. 
Vediamo i diversi livelli di comunicazione per capire la loro importanza.


Comunicazione verbale

La comunicazione verbale è quella che riguarda le parole che usiamo nei nostri messaggi. Delinea il contenuto dei nostri messaggi, cosa vogliamo dire. Questo livello di comunicazione viene ritenuto molto importante perché è anche il più manifesto. 
Le parole che scegliamo parlano di noi: se siamo bravi a sceglierle, se diamo alle parole importanza e ci impegniamo a conoscerne sempre di nuove, per arricchire la nostra comunicazione verbale, quest’ultima sarà sicuramente più efficace. Non servono lauree o dottorati, ma una buona dose di curiosità. Un buon esercizio per arricchire il nostro linguaggio è leggere. Quotidiani, romanzi, articoli di blog in rete. Arricchire il nostro linguaggio e saperlo usare in maniera congrua alla situazione in cui ci troviamo, è un modo per migliorare le nostre relazioni con gli altri. 
I sostantivi, i verbi, gli avverbi che utilizziamo non servono a fare sfoggio di cultura, ma a parlare di noi, della nostra esperienza, dei nostri sentimenti e delle nostre emozioni. Saper sottolineare un dettaglio, specificare una sensazione o descrivere un avvenimento con le giuste parole, fa sì che possiamo essere compresi dalle persone a cui stiamo destinando il nostro messaggio. Ecco perché counselor e mediatori familiari fanno attenzione alle parole che dicono i clienti, spronandoli a trovarne di più precise se necessario: è un esercizio che li spinge a riconoscersi nel profondo.

Comunicazione non verbale

La comunicazione non verbale ci fa spostare sul piano del come ci poniamo durante la nostra comunicazione. La dimensione non verbale riguarda la nostra postura, il modo in cui occupiamo lo spazio intorno a noi, i gesti che facciamo quando parliamo o anche quando non diciamo nulla. 
Se qualcuno ci dice qualcosa, il modo in cui lo fa incide fortemente sul contenuto. Secondo uno studio di Albert Mehrabian del 1972, la sfera del non verbale e del paraverbale avrebbero un peso pari al 93% nelle nostre conversazioni. Ci sono pareri molto contrastanti su questi dati, che in effetti sono molto sbilanciati, quasi come se la parola non avesse peso. Non è certamente così, ma vale la pena di concentrarsi sull’aspetto non verbale e sulla sua importanza. 
Facciamo un esempio: un compagno di università ha superato un test importante e ha preso un voto più alto del nostro. Gli diciamo “bravo!” in un caso con un sorriso, un’espressione distesa e una postura rilassata; in un altro caso con le braccia incrociate, guardandolo a malapena. Il contenuto rimane lo stesso e si congratula per il suo gesto, che stiamo riconoscendo con le parole, quindi con il livello più manifesto della nostra comunicazione. Ma cosa dice il nostro non verbale? In questo caso due cose opposte, che molto probabilmente lui noterà. 
Immaginiamo invece che qualcuno ci ponga una domanda e noi non rispondiamo. Già il nostro silenzio comunica: non sappiamo cosa rispondere, siamo in difficoltà, o addirittura ignoriamo la domanda per esprimere ostilità e distanza da chi ce l’ha fatta. Tutto questo può essere compreso dall’atteggiamento non verbale. Se il silenzio è accompagnato da uno stropicciarsi di dita, da un’espressione di paura, è evidente che non rispondiamo perché non sappiamo come farlo, non eravamo preparati a quella domanda. Oppure temiamo di dare una risposta che può generare un conflitto, non troviamo le parole giuste, stiamo prendendo tempo. Se invece il silenzio è accompagnato da un’espressione di sfida, di sufficienza o di totale indifferenza come se non l’avessimo nemmeno ascoltata quella domanda, è evidente l’intenzione che comunica il nostro non verbale. Stiamo volutamente e provocatoriamente decidendo di non dire nulla, facendolo capire a chi ci ha posto la domanda senza parole, ma con il nostro modo di comportarci. 
È importante concentrarci sul modo in cui veicoliamo i nostri messaggi. 
Per questo il counselor e il mediatore familiare fanno attenzione all’espressione del non verbale da parte dei clienti, perché in maniera inconsapevole dicono molto di sé. La postura, il modo di gesticolare, tamburellare con le dita sul tavolo, guardare altrove o sostenere lo sguardo dell’interlocutore, sono tutti modi di comunicare il nostro stato d’animo a cui spesso non facciamo caso.


Comunicazione paraverbale

Siamo ancora nella sfera del come esprimiamo noi stessi. La comunicazione paraverbale riguarda il tono della voce, il volume, il timbro. 
Pensiamo all’esempio precedente del compagno che prende un voto più alto del nostro: la postura più aperta e distesa molto probabilmente sarà accompagnata da un tono squillante, positivo, amichevole. Al contrario, le braccia incrociate e lo sguardo sfuggente, probabilmente si accompagneranno a un tono più grave, sicuramente meno felice per il compagno, ma anzi, forse addirittura seccato. Se chiudessimo gli occhi e sentissimo solo il tono di voce, saremmo in grado di riconoscere lo spirito che sottende a quel “bravo!”, senza nemmeno vedere con gli occhi il non verbale. 
Pensiamo anche all’atteggiamento e al tono di voce che teniamo in situazioni diverse: a un colloquio di lavoro andiamo ben vestiti, teniamo un comportamento contenuto e professionale sia nelle parole, che nel modo di porci e di parlare, di intonare la nostra voce. Vogliamo fare un’impressione positiva come professionisti a chi ci intervista. Con gli amici o con la famiglia, siamo sempre noi ma ci permettiamo dei registri linguistici diversi, dei toni di voce diversi e più confidenziali, perché il contesto lo permette. 
Ecco perché la comunicazione è espressione della relazione che abbiamo con gli altri e la moduliamo di conseguenza. Dove non siamo capaci di comunicare in modo appropriato alla situazione, il counselling e la mediazioni familiare possono aiutarci. I professionisti si cimentano ogni giorno nel riconoscere e tenere in considerazione i diversi livelli della comunicazione, per questo sono esperti e in grado di renderci consapevoli dei nostri modi e dei contenuti che veicoliamo agli altri.

 

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